venerdì 2 settembre 2011

Una "vacanza" lunga un mese

Ebbene sì, io e Yui siamo state in Italia per un mese (scarso).
Ero un po' preoccupata per tante cose, per il viaggio prima di tutto, con l'aereo e tutto il resto, poi per le ricadute emotive del ritorno al paese natìo e compagnia bella.
Per l'aereo in effetti facevo bene a preoccuparmi: dopo poche ore di volo a Yui è venuto un febbrone, le hostess hanno fatto l'annuncio da film "se tra i signori passeggeri c'è un medico lo preghiamo di contattarci". C'era un dentista ma non è la stessa cosa. In compenso tutte le hostess mi hanno raccontato vari episodi dell'infanzia dei loro figli, tutti ovviamente tragici (ma a lieto fine). Nessuno di questi aveva ovviamente nulla a che fare con la sindrome da febbre improvvisa su aeromobile.
Comunque siamo arrivate sane e salve. Sanissime, davvero, perché scese dall'aereo la febbre è magicamente scomparsa. Cose dell'altro mondo.
Vabbè.
Le ricadute emotive invece sono state molto positive. Ho un po' riveduto e corretto l'immagine idilliaca che mi ero fatta dell'Italia (come se non ci fossi vissuta per gran parte della mia vita). Seppur la trovi bella (su questo aspetto non la batte nessuno), ho realizzato che il Giappone è molto più vivibile, almeno per me.
La nostalgia. Oh, non ce l'ho avuta. O meglio, ce l'ho avuta fino a quando non sono ho messo piede in Italia. Poi è scomparsa.
Insomma, mi sono ulteriormente convinta di aver fatto la scelta giusta.
Ovviamente mi ha fatto piacere rivedere tutta una serie di persone, però devo dire che (grazie a Facebook?) non le sento, e non le ho mai sentite, poi così lontane.

Ah, la parola "vacanza" è tra virgolette perché come tutte le mamme sanno, le mamme non vanno mai in vacanza. Ecco, diciamo che il mio concetto di vacanza senza virgolette è un po' diverso.

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